La Diocesi di Caserta - Diocesi di Caserta

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La Diocesi di Caserta

La Diocesi




La Diocesi di Caserta (in latino: Dioecesis Casertana
) è una sede della Chiesa cattolica suffraganea dell'arcidiocesi di Napoli appartenente alla regione ecclesiastica Campania. Nel 2006 contava 190.000 battezzati su 200.000 abitanti. È attualmente retta dal Vescovo mons. Pietro Farina.

La Diocesi comprende il comune di Limatola, in provincia di Benevento, e il territorio di alcuni altri comuni della provincia di Caserta: Caserta (a eccezione della frazione di Ercole, appartenente all'arcidiocesi di Capua), Capodrise, Maddaloni, Recale, San Nicola la Strada, parte di quelli di Casagiove, Castel Morrone, Marcianise (il restante territorio è nell'arcidiocesi di Capua) e di Cervino (per il resto sotto la diocesi di Acerra).

Confina con le diocesi di Alife-Caiazzo (a nord), Cerreto Sannita (a est), Acerra, Aversa (a sud) e Capua (a ovest).

La sede vescovile è la città di Caserta, dove si trova la cattedrale di San Michele Arcangelo; a Maddaloni si trova la basilica minore del Corpus Domini.

Il territorio diocesano è diviso in 67 parrocchie, raggruppate in 5 foranie: Caserta centro, Caserta nord-est, Casertavecchia, Maddaloni e Marcianise.

Le prime notizie certe sulla diocesi risalgono al XII secolo: in una bolla dell'arcivescovo di Capua Senne datata 1113 venne confermata la giurisdizione perpetua del suo suffraganeo - il vescovo Rainulfo - e dei suoi successori sulle 133 chiese della diocesi di Caserta, di cui si circoscrivevano i confini. Nello stesso documento, comunque, si fa riferimento a dei predecessori di Rainulfo, facendo pensare a un'origine più antica della diocesi.

Effettivamente, a Caserta si erano trasferiti i vescovi della diocesi di Calatia per sfuggire ai saccheggi dei Saraceni che avevano portato alla distruzione della città nell'880. Molto probabilmente, la bolla di Senne mutava appunto la denominazione della diocesi.

La diocesi di Calatia, una città di origine osca che si trovava sulla via Appia, si fa risalire alla figura di sant'Augusto. I racconti agiografici riportano la storia di un sant'Augusto fuggito dall'Africa per scampare alla persecuzione dei Vandali. Giunto sulle coste campane, dette origine alla chiesa di Calatia.

Le notizie sui vescovi di Calatia sono vaghe e molto frammentarie, tuttavia appare chiaro che Calatia fosse sede di diocesi e che i vescovi si fossero rifugiati a Caserta nonostante mantenessero l'antica denominazione. Caserta esisteva già nell'860 quando Erchemperto riferiva che era occupata da Pandone "marepharis" mentre Calatia venne devastata prima da Pandone il rapace nell'861-863 e poi dai Saraceni nell'880. Non venne completamente distrutta, ma restò pressoché abbandonata per molti secoli.

Il titolo di vescovi di Calatia, comunque, venne rammentato spesso nella denominazione dei vescovi di Caserta. Infatti il 1158 in un diploma conservato nell'abbazia di Cava il vescovo Giovanni di Caserta donava all'abbazia di Cava le chiese di S.Maria e di S.Marciano a Cervino e imponeva l'obbligo all'abate di riconoscere di aver ricevute le due chiese "a Casertana seu a Calatina Ecclesia". Il suo predecessore, Nicola I, invece, venne anche denominato "Episcopus Kalatus" nel memoriale di Notar De Zibullis.

A Caserta, la costruzione dell'antica cattedrale romanica di San Michele Arcangelo venne iniziata sotto l'episcopato di Rainulfo nel 1113.

Il seminario, tra i più antichi d'Italia, venne eretto subito dopo il Concilio di Trento, tra il 1567 e il 1573, per volere del vescovo Agapito Bellomo, che fu tra i padri conciliari.

All'inizio del XVII secolo, durante l'episcopato di Diodato Gentile, la residenza vescovile fu trasferita nell'attuale frazione di Falciano, vicino all'attuale nucleo di Caserta, nel piano, in quello che era il vecchio Palazzo della Cavallerizza, mentre il capitolo e la cattedrale rimasero a Caserta. Fu questo un secolo opaco per la diocesi, segnato da frequenti incomprensioni tra i vescovi e il capitolo e dal degrado economico.

Un riscatto si ebbe nel secolo successivo, quando Carlo di Borbone iniziò a costruire la sua Reggia e la città si risollevò economicamente. Nuovi edifici sacri sorgevano rapidamente; il 1° febbraio 1842, ad opera di Domenico Narni Mancinelli, la cattedra vescovile sarà traslata da Casertavecchia alla città nuova, in un edificio fatto edificare dai Borboni sul sito della vecchia chiesa gotica dell'Annunciata. Nello stesso periodo la tenuta vescovile di Falciano fu ceduta a Ferdinando II.

Intanto, a seguito del Concordato di Terracina tra papa Pio VII e Ferdinando I di Borbone, con la bolla De utiliori Dominicae vineae del 27 giugno 1818, il Pontefice aveva soppresso la diocesi di Caiazzo e ne aveva accorpato il territorio a quella di Caserta: nel 1852 papa Pio IX ristabilì la sede vescovile caiatina e il suo distretto venne nuovamente separato dalla diocesi di Caserta.

Il 1° febbraio 1842 la cattedrale venne trasferita a Caserta nuova (l'attuale centro cittadino).

Lo sviluppo urbano di Caserta si arrestò con l'Unità d'Italia: della progettata cittadella religiosa, che avrebbe dovuto includere la cattedrale, il seminario e il palazzo vescovile, solo il palazzo vescovile era stato completato. Nel XX secolo il progetto fu definitivamente abbandonato e il sontuoso palazzo fu abbandonato dal vescovo Bartolomeo Mangino e ceduto dal vescovo Vito Roberti.

Il 30 aprile 1979, insieme con l'arcidiocesi di Capua, Caserta è stata dichiarata suffraganea dell'arcidiocesi di Napoli.

 
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