Diocesi di Caserta

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Scheda Parrocchia

Le Parrocchie

Parrocchia: "S. Benedetto Abate"
Forania: Maddaloni
Indirizzo: Via S. Benedetto – 81024 Maddaloni (CE)

Orario S. Messe
Invernale: ore 8.00 - 10.00
Estivo: ore 8.00 - 10.00

Parroco
Sac. Don Stefano Tagliafierro
Villaggio dei Ragazzi – 81024 Maddaloni (CE)
Tel 0823.434154 – 347.1700965

Direttore Consiglio Parrocchiale: Geom. Antonio Cortese
Direttore Consiglio Affari Economici: Ing. Pietro Varra
Responsabile Liturgia: Giuseppe Miretto
Responsabile Caritas: Sac. Don Stefano Tagliafierro
Responsabile Evangelizzazione: Rag. Angela Miretto

Breve storia

Nel borgo dell'Oliveto, in un claustrale silenzio, si erge la chiesa paleocristiana di San Benedetto, una delle prime chiese costruite fuori le mura del castello.
È tradizione che fosse stata edificata dallo stesso San Benedetto o da un suo discepolo, San Placido, forse su un tempio pagano o una villa romana. La chiesa era grancia di S'Angelo in Formis. Infatti nel 1497 fu l'abate di Montecassino, Don Giovanni dei Medici, poi Papa Leone X, a nominare parroco Don Bartolomeo de Giorgio di Maddaloni.
Il De Sivo, storico locale, dice che la badia fu soppressa all'inizio dell'800 e la chiesa resto di regia nomina tanto che il Vescovo doveva chiedere l'assenso al re per nominarvi un parroco. La parrocchia amministrava tre chiese: l'Eremo di San Michele, San Paolo e San Nazario.
La chiesa prima del 1562 era a due navate e probabilmente quello che oggi è la terza navata erano gli ambienti annessi o un piccolo monastero. Nel corso dei secoli la chiesa ha subito molti e lunghi restauri che hanno modificato la struttura originaria.
Si accede alla chiesa mediante una rampa di scale che immette in un sagrato da dove è possibile ammirare un'incantevole panorama della città.
La facciata e il campanile a tre piani è simile a quella delle chiese di S. Aniello, San Martino e San Pietro. Sulla porta centrale, i conci superiori, a sesto rialzato, appartengono al periodo benedettino e sono molto simili a quelli di S. Angelo in Formis perché è un tipo di architettura precisa, pulita, tipica dei cantieri monacali del secolo XII. Attualmente la chiesa, nel suo impianto architettonico, si presenta a tre navate sostenute da archi su tre coppie di pilastri ed è ampia palmi 62 per 53.
Recenti restauri hanno messo in luce, nella navata laterale di sinistra, tre finestre monofore dalle cui sottili feritoie penetrava la luce del sole, tre colonne romane, già evidenziate dal De Sivo insieme alla statua romana incassata in un angolo della facciata ecclesiale, provenienti probabilmente dall'antico sito di Calatia e usati come elementi di spoglio e l'abside con tre strati di affreschi che vanno dal XIII al XV sec. Sulla colonna centrale troviamo affrescato il Cristo Pantocratore con il libro della Legge aperto sul ginocchio sinistro.
Le dita della mano sinistra sono poggiate sul bordo superiore del libro, mentre con la destra benedice alla greca.
Il testo, probabilmente dettato dal committente, che si legge sulle pagine del libro aperto, con le abbreviazioni medievali non sempre chiare, e il seguente: Ego sum lux mundi. Qui sequitur me non ambu (lat in tenebris). I caratteri della scrittura sembrano appartenere alla scuola scrittoria beneventana dei secoli XII-XIV.
L'affresco, su iniziativa del Museo Civico, fu adottato dalla V Scuola Media di Maddaloni e fu restaurato dalla Ditta Chantall Castellet di Roma.
L'abside affrescata rappresenta in alto la Madonna assisa in trono con il Bambino sulle ginocchia racchiusa in una mandorla; al Centro la Trinità e, in basso a sinistra, la Vergine con Santa Lucia e Sant'Anna. La Madonna nimbata indossa un mantello bianco che le copre anche la testa. Tra le pieghe del mantello la scritta: Maria Vergine.
A destra San Benedetto, San Leonardo da Scio, molto caro a Papa Eugenio IV, protettore dei carcerati e degli oppressi, con il simbolo della catena che lo caratterizza, Sant'Antonio Abate , con il volto corrucciato dalla lunga barba fluente che si appoggia a un bastone e San Nicola che è la figura meglio conservata di tutto l'affresco.
Il Santo vescovo e rappresentato con la barba e il capo coperto da una mitra gemmata. Indossa, su una tunica bianca, una casula rossa e un pallio scandito da croci.
All'interno della chiesa vi erano quattro tele del ‘700 di Francesco de Mura: l'Adorazione dei Pastori, l'Ultima Cena, il Ritorno del figliol Prodigo e Cristo Morto.
I dipinti furono restaurati dalla Fondazione Villaggio dei Ragazzi dove tuttora si trovano. Vi è anche una bella tavola manierista che rappresenta La Madonna di Costantinopoli con San Benedetto e l'Arcangelo Michele.
Non mancano gli stucchi settecenteschi e la classica conchiglia barocca, quale elemento decorativo di conclusione.


Chiese e Cappelle di pertinenza
Santuario S. Nichele Arcangelo

Ricorrenze e feste patronali
11 luglio: festività di S. Benedetto Abate
9 gennaio: anniversario riapertura chiesa (2005)


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