Discorso alla Città del vescovo Pietro

in occasione del Te Deum di fine Anno

Diocesi di Caserta

Discorso alla Città del vescovo Pietro

in occasione del Te Deum di fine Anno

Primi Vespri della Solennità di Maria SS. Madre di Dio

Cattedrale di Caserta

31 dicembre 2025

«Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la legge»: così abbiamo ascoltato questa sera dalla Lettera ai Galati (4,4). Il Bambino nato da Maria è il Figlio di Dio, il Verbo del Padre che si è fatto carne per venire ad abitare in mezzo a noi. A Natale noi celebriamo questo mistero: il mistero dell’Incarnazione del Figlio di Dio, della stessa sostanza del Padre, come affermò esattamente 1700 anni fa la Chiesa al Concilio di Nicea. Per questo importante anniversario e per i 10 anni dell’enciclica Laudato si’ donataci da Papa Francesco sulla cura della casa comune, nel cuore del Giubileo della Speranza, dal 1° al 3 maggio di quest’anno, abbiamo avuto la gioia di accogliere, in visita alle nostre Chiese di Capua e di Caserta, Sua Santità il Patriarca Ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo.

Tre mesi prima, migliaia di fedeli delle due diocesi, affidate alla mia cura, con me si erano recati a Roma per il pellegrinaggio giubilare accolti dal Santo Padre Francesco che avemmo la gioia di incontrare in uno delle sue ultime udienze. Portiamo nel cuore le sue parole: siate «sempre testimoni di speranza e operatori di pace».

Natale, via della piccolezza

Se guardiamo al Natale con gli occhi di Dio, scopriamo che Egli, per discendere in mezzo a noi, ha scelto la via della piccolezza. Il Santo Padre Leone XIV recentemente ci ha ricordato che la logica della piccolezza è la vera forza della Chiesa.

Ma anche nei rapporti tra cittadini, la piccolezza può diventare per tutti un modello di vita cui ispirarsi. È con questo spirito che, a poche ore dalla fine del 2025, nei Primi Vespri della Solennità di Maria SS. Madre di Dio, vi chiedo di raccoglierci in preghiera nella nostra Chiesa Cattedrale di Caserta per rendere grazie al Signore per quanto ha operato e ci ha donato in quest’anno che sta per finire. Chiediamogli perdono per ciò che potevamo fare e non abbiamo fatto e invochiamo la sua benedizione sul nuovo Anno ormai alle porte.

La Politica

Saluto tutte le autorità civili e militari presenti a questa celebrazione e rinnovo l’assicurazione della mia preghiera, la mia stima e la mia gratitudine per tutte le istituzioni dello Stato, per quanto fanno a servizio della collettività di questo territorio! Un grazie particolare rivolgo in questa occasione alla Commissione straordinaria della Città di Caserta, insediatasi nell’aprile scorso, per l’impegno profuso nella gestione dell’ente comunale, per la vigile attuazione di programmi e cronoprogrammi, per il monitoraggio e la risoluzione delle tante criticità, per la riorganizzazione della gestione finanziaria e amministrativa, per aver garantito la continuità dei servizi essenziali.

Caserta nell’anno appena trascorso ha vissuto un momento doloroso della sua storia politica: il commissariamento degli organi elettivi della Città. La storia, presto o tardi, si incaricherà di fare giustizia; il tempo e il lavoro della magistratura, faranno chiarezza sull’eventuale responsabilità delle persone coinvolte.

La Città di Caserta dal dopoguerra a oggi ha visto insediarsi per ben dieci volte una commissione prefettizia per chiusura anticipata della consiliatura. Negli ultimi venticinque anni le quattro maggioranze che si sono alternate alla guida della Città, di orientamento politico opposto, sono finite tutte con il commissariamento. È un dato che deve farci riflettere: probabilmente esiste una crisi di identità politica che abbraccia l’intera comunità civica casertana, forse complice anche le continue divisioni e la troppa acredine tra i vari schieramenti politici, tra e addirittura all’interno degli stessi partiti o movimenti civici che si candidano alle elezioni.

L’asprezza e i conflitti esasperati che, soprattutto attraverso i canali social e dell’informazione, vengono manifestati nei confronti della politica e tra attori politici, minano la fiducia nelle istituzioni, spesso portando ad apatia civica, a polarizzazioni ideologiche, all’astensionismo dal voto, come purtroppo si è visto nelle ultime elezioni regionali nelle quali si è recato alle urne appena il 44% degli aventi diritto. La sensazione è che il sistema politico non funzioni, e qualsiasi tentativo di modificarlo diventa un esercizio infruttuoso.

Spesso l’impegno in politica viene visto come desiderio di protagonismo, ricerca del potere, occasione di tornaconto o successo personali più che come servizio al bene comune. Succede allora che persone ricche di talento, animate da disinteresse e capacità di dialogo e di mediazione sociale, cedano alla paura e rinuncino a mettersi in gioco perché il rischio di perdere la propria reputazione, costruita con tanta fatica, è troppo alto.

Al disincanto verso la politica – “la più alta forma di carità” come l’hanno definita diversi papi – dobbiamo contrapporre l’impegno per la cura della polis lì dove si vive, e per la costruzione della fraternità e di quell’amicizia sociale, di cui ci aveva parlato Papa Francesco nella Fratelli Tutti, per il servizio al bene comune, nella giustizia e nella pace.

Spero, e per questo prego, che alle prossime elezioni amministrative che si terranno a Caserta, siano questi i valori che si vorranno perseguire e che, per questi valori, persone autorevoli, credibili e disinteressate, si rendano disponibili a scendere in campo per il bene della Città e degli altri comuni dove si andrà al voto.

Un invito particolare rivolgo ai giovani: amate la città in cui Dio vi ha posti, evitate la tentazione di fuggire altrove. Con Papa Francesco anche io vi dico: «È il momento di abitare il sociale, il lavoro e la politica senza paura di sporcarsi le mani. Voi potete dare una mano ad aprire le porte e le finestre delle parrocchie, [come della città] affinché i problemi della gente entrino sempre più nel cuore delle comunità» (Ai Giovani del “Progetto Policoro”, 5 giugno 2021). Date il vostro contributo, partecipate e invitate i vostri coetanei a farlo, sempre con il fine e uno stile di servizio.

Natalità

I dati ISTAT ci dicono che Caserta è una delle Provincie più giovani d’Italia. Tuttavia, il grado di invecchiamento della popolazione cresce anche nei nostri territori. La decisione di avere un figlio, e ancor più di averne un secondo, incrocia freni che nella nostra provincia pesano molto: difficoltà a trovare un lavoro dignitoso, il problema casa con canoni in salita e compressione degli spazi, scarsi servizi pubblici per i neonati da zero a due anni. La crescita della popolazione anziana e la riduzione della base giovanile rendono sempre più evidente la necessità di politiche di sostegno all’occupazione, alla natalità e alla conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, affinché la popolazione in età attiva non sia schiacciata dal peso crescente delle generazioni non attive.

C’è un altro dato preoccupante che ci deve far riflettere. Il saldo migratorio interno, cioè la differenza tra chi entra e chi esce dalla nostra provincia verso altre aree del Paese, è sempre negativo. Quelli che escono sono, per lo più, giovani ventenni e trentenni, spesso qualificati, che si spostano verso il Centro-Nord alla ricerca di migliori opportunità formative e occupazionali e di condizioni di vita più favorevoli. Le migrazioni in uscita sottraggono al nostro territorio la componente più dinamica e produttiva. La fuoriuscita dei giovani adulti produce un doppio effetto: indebolisce la base economica (meno persone in età lavorativa) e riduce le nascite future (meno coppie in età fertile).

Il disagio giovanile

La cronaca cittadina associa spesso i giovani al bullismo, alle dipendenze, alla solitudine e all’isolamento. Certo non possiamo nascondere che, quale segno di un disagio preoccupante e complesso, aumentino anche nelle nostre città gli atti di violenza e persino di autolesionismo, fino al gesto più estremo di giovani che si tolgono la vita, come, purtroppo, è accaduto più volte nei mesi scorsi. La stessa cronaca ci racconta di giovani che non trovano lavoro, che soffrono la depressione, demotivati, stanchi della vita, che hanno smesso di sognare un mondo nuovo. Tanti di loro, presi dalla realtà virtuale, si sentono come «rinchiusi in una prigione buia, incapaci di vedere i raggi del sole» (Francesco, Messaggio per la 38a Giornata Mondiale della Gioventù) oppure persi dentro un labirinto dove è difficile trovare la via d’uscita. Papa Leone parlando al Giubileo del mondo educativo ha detto: «Oggi, nei nostri contesti educativi, preoccupa veder crescere i sintomi di una fragilità interiore diffusa, a tutte le età. Non possiamo chiudere gli occhi davanti a questi silenziosi appelli di aiuto, anzi dobbiamo sforzarci di individuarne le ragioni profonde». E ha aggiunto: «L’intelligenza artificiale, in particolare, con la sua conoscenza tecnica, fredda e standardizzata, può isolare ulteriormente studenti già isolati, dando loro l’illusione di non aver bisogno degli altri o, peggio ancora, la sensazione di non esserne degni. Il ruolo degli educatori, invece, è un impegno umano, e la gioia stessa del processo educativo è tutta umana, una “fiamma che fonde insieme le anime e di molte ne fa una sola” (S. Agostino, Confessiones, IV, 8,13)». C’è bisogno di un’alleanza educativa. A questo scopo, accanto all’opera che, come Chiesa, proviamo a fare in favore delle famiglie, cresce anche il nostro impegno per promuovere la collaborazione con il mondo della scuola e dell’università.

Le povertà

Papa Leone nel suo messaggio per la IX Giornata dei Poveri ci ha ricordato che i poveri «non sono un diversivo per la Chiesa, bensì i fratelli e le sorelle più amati, perché ognuno di loro, con la sua esistenza e anche con le parole e la sapienza di cui è portatore, provoca a toccare con mano la verità del Vangelo».

La povertà, anche nei nostri territori, sta assumendo forme nuove: accanto alle tradizionali situazioni di indigenza, emergono povertà educative, relazionali, lavorative e abitative. Le nostre Caritas incontrano quotidianamente anziani privi di reti familiari, famiglie monoreddito sempre più fragili, lavoratori precari, cittadini stranieri che vivono in una condizione permanente di precarietà. A questi si aggiungono nuove fragilità legate a migrazioni forzate, disagio psichico, dipendenze, isolamento sociale.

Una realtà multiforme e in continua trasformazione, che richiede capacità di ascolto profondo, lettura attenta dei segni dei tempi e una risposta incarnata ma anche integrata che coinvolga la Chiesa, le istituzioni e la società civile. Insieme è necessario sostenere questi presidii sociali che spesso svolgono un ruolo di supplenza rispetto alle carenze istituzionali.

Caritas

Ringrazio le nostre Caritas diocesane di Capua e di Caserta, quelle parrocchiali, e le tante associazioni i cui volontari donano il loro tempo e la loro energia per alleviare la sofferenza dei molti poveri presenti in mezzo a noi. Immaginiamo per un attimo se queste organizzazioni non ci fossero e le persone che in esse si impegnano rimanessero comodamente a casa: chi aiuterebbe i nostri fratelli e sorelle poveri?

Invito le istituzioni a studiare e attuare forme di sostegno economico e concreto di assistenza alle persone che vivono in povertà. Lo richiede non solo il nostro essere cristiani ma la stessa Carta costituzionale in cui come comunità nazionale ci riconosciamo: in essa si garantisce il diritto al mantenimento e all’assistenza delle persone “sprovviste dei mezzi necessari per vivere”. Lo domanda anche lo Statuto della Città di Caserta che invita i cittadini che compongono la comunità casertana a ispirare la propria azione ai valori ed ai principi di libertà, giustizia, pace e solidarietà.

Ci sono zone delle nostre due diocesi, come il litorale domitio, dove sono manifesti gravi fenomeni di emarginazione sociale, illegalità e criminalità e un diffuso degrado urbano, e dove sono ancora tanti gli immigrati, privi di permesso di soggiorno, che sono sfruttati in forme di caporalato. L’Arcidiocesi di Capua ha voluto destinare alla cura di quel territorio un gruppo di sacerdoti e religiosi dediti all’annuncio del Vangelo e alla promozione umana: in particolare, all’integrazione tra italiani e stranieri.

Violenza domestica

Non esiste solo la povertà materiale, ma anche una fragilità profonda nelle relazioni tra partner, genitori e figli. La povertà relazionale in famiglia denota spesso una compromissione dei legami affettivi e comunicativi tra le mura domestiche che sfocia in conflitti, travalicando in violenza fisica e psicologica soprattutto a danno delle donne. Voglio dirlo in maniera ferma con le parole di Papa Francesco: «Ogni violenza inferta alla donna è una profanazione di Dio, nato da donna. Dal corpo di una donna è arrivata la salvezza per l’umanità: da come trattiamo il corpo della donna comprendiamo il nostro livello di umanità» (Omelia, 1° gennaio 2020).

Sicurezza sul lavoro

Anche nell’anno appena trascorso, come in un bollettino di guerra, abbiamo dovuto piangere tanti nostri fratelli che hanno perso la vita sul luogo di lavoro. Quando finirà questa strage degli innocenti?

Ripeto quanto detto poco più di tre mesi fa in occasione del tragico incidente di Marcianise, quando tre operai, Antonio, Ciro e Pasquale sono morti mentre stavano lavorando: non sono morti bianche, ma rosse per il sangue versato e nere perché oscurano le nostre coscienze. Ogni incidente mortale sul lavoro è una sconfitta per la società nel suo complesso, perché segna una lacerazione profonda sia in chi ne subisce gli effetti diretti – come la famiglia e i colleghi di lavoro – sia nella collettività.

Per sconfiggere questo male è richiesto un approccio integrale da parte di tutti i soggetti in campo: vanno realizzati interventi di sistema sia a carattere statale, sia a livello aziendale.

Salute e ambiente

La Corte europea dei diritti umani ha condannato l’Italia per il rischio, “sufficientemente grave, reale e accertabile”, per la vita degli abitanti residenti nel territorio tra Napoli e Caserta.

Prima di questo pronunciamento della Corte europea ci son voluti, però, malati e morti. Ci sono volute lotte contro il negazionismo di chi respingeva il nesso di causalità tra l’inquinamento ambientale e l’insorgere di patologie tumorali, soprattutto nei ragazzi e nei giovani. Ancora oggi, gli ultimi dati ISTAT ci dicono che nel nostro territorio sono particolarmente elevati i tassi di mortalità per tumori del tratto respiratorio.

Come vescovi delle Chiese di Terra di Lavoro ci stiamo impegnando affinché l’educazione alla cura del creato – insieme a quella per la pace e la giustizia – diventi parte integrante dei cammini di fede nelle parrocchie, in particolare nella formazione dei piccoli e tra i giovani. Abbiamo fatto sentire forte la nostra voce di dissenso quando ciò era necessario: recentemente quando in Regione Campania si stava discutendo e valutando la possibilità di realizzare un’opera di riqualificazione delle cave di Caserta inattive o dismesse, attraverso una ripresa dell’attività estrattiva; e più volte chiedendo il blocco delle nuove autorizzazioni per impianti di stoccaggio, trattamento e combustione di rifiuti oltre al controllo capillare degli impianti esistenti in un’area come la nostra oramai satura.

Non solo parole ma anche opere, segno di una Chiesa che è chiamata ad incarnare i principi della Laudato si’, protesa a “iniziare processi, più che possedere spazi”. È quello che sta provando a fare la Diocesi di Caserta con la rigenerazione dell’ex Macrico e la realizzazione del “Campo Laudato si’ Caserta”. Speriamo che il prossimo anno sia il momento nel quale si possano avviare i lavori di riqualificazione delle aree verdi presenti nel sito.

Sanità

La sanità casertana, come quella campana, riflette le tensioni tra una domanda di salute crescente e un’offerta ancora fragile e disomogenea. Gli anni successivi alla pandemia hanno mostrato una lenta ripresa della capacità di risposta, ma anche il consolidarsi di alcune criticità strutturali: carenza di personale, lunghe liste d’attesa, disuguaglianze territoriali, un progressivo impoverimento delle reti di prossimità, eccessiva burocrazia che provoca ritardi nella realizzazione di infrastrutture sanitarie necessarie alla collettività: il Policlinico di Caserta fu progettato 30 anni fa e ancora si aspetta la sua entrata in funzione. Quanto ancora si dovrà attendere?

Oggi l’aspettativa di vita in Campania è di 80,9 anni, contro gli 82,7 della media italiana. Il tasso di mortalità evitabile – ossia quella parte di decessi che potrebbero essere impediti con adeguate politiche di prevenzione e cure tempestive – è peggiore da noi rispetto alle altre parti d’Italia. Come pure è sotto la media nazionale, per i malati terminali, l’accesso alle cure palliative in Campania.

La qualità e l’equità del nostro sistema sanitario sono condizionate non solo da scelte di politica locale ma soprattutto da un indirizzo che viene dato a livello nazionale. La spesa sanitaria pubblica pro capite in Campania è molto inferiore rispetto alla media nazionale. Per ogni cittadino, il nostro territorio dispone di circa 320 euro in meno rispetto alle regioni del nord Italia: un divario complessivo di oltre 1,7 miliardi di euro annui.  A fronte di questa sotto-dotazione, cresce la spesa sanitaria privata, anche se molte famiglie, a Caserta, come in tutta la Campania, pur avendo bisogno di cure, non possono permettersele nemmeno nel privato. Come mostrano i dati Caritas, quasi una persona su cinque che si rivolge ai Centri di Ascolto esprime un bisogno di salute o assistenza sanitaria, spesso legato all’impossibilità di accedere al sistema pubblico o al costo dei farmaci.

Il risultato di tutto ciò è una sanità sempre più diseguale, dove la salute non è più un diritto uguale per tutti, ma una possibilità legata al reddito, al territorio e alla fortuna di nascere nel posto giusto.

La Pace: i tempi siamo noi

Il tema del messaggio di Papa Leone XIV per la Giornata Mondiale della Pace 2026 invita l’umanità a rifiutare la logica della violenza e della guerra, per abbracciare una pace autentica, fondata sull’amore e sulla giustizia. Essa deve essere disarmata, cioè non fondata sulla paura, sulla minaccia o sugli armamenti; e disarmante, perché capace di sciogliere i conflitti, aprire i cuori e generare fiducia, empatia e speranza. Non basta invocare la pace, bisogna incarnarla in uno stile di vita che rifiuti ogni forma di violenza, visibile o strutturale.

Questa sera vi invito a raccoglierci in preghiera per invocare, ancora una volta, tutti insieme, il dono della riconciliazione e rivolgere il nostro accorato appello per la pace in Ucraina, in Medio Oriente e nei tantissimi luoghi della terra in cui sono in corso conflitti armati.

Sant’Agostino scriveva: «”Sono tempi cattivi, tempi penosi!” si dice. Ma cerchiamo di vivere bene e i tempi saranno buoni. I tempi siamo noi» (Discorso 80, 8). Proprio così, i tempi nel mondo, come a Caserta, saranno buoni se noi saremo buoni! I tempi non sono una forza esterna, ma sono il riflesso della qualità della nostra vita interiore e delle nostre azioni; se noi viviamo secondo carità, virtù e giustizia, i tempi che viviamo saranno buoni, perché noi facciamo i tempi, trasformando il mondo attraverso le nostre scelte personali.

Patto per Caserta

Durante il mio Discorso alla Città il 31 dicembre dello scorso anno, auspicai la nascita di un vero e proprio «Patto per Caserta» per promuovere una nuova visione della Città e del territorio. Ancora una volta, invito tutte le componenti politiche e sociali casertane a rimboccarsi le maniche, a ritrovarsi insieme, ad ascoltarsi, a confrontarsi senza pregiudizi, bandendo atteggiamenti di scontro.

Questi mesi prima delle elezioni possono diventare un tempo prezioso per avviare un sincero esame di coscienza collettivo; promuovere nelle nostre comunità una riflessione sui valori della legalità, della trasparenza e del bene comune; accompagnare processi di purificazione e risanamento del tessuto sociale cittadino. Solo, però, riconoscendoci sorelle e fratelli tutto ciò potrà avvenire.

È quanto auspico e ciò che chiedo al Signore per la nostra Caserta, per le Chiese di Capua e di Caserta, per questa nostra Terra di Lavoro segnata da tante contraddizioni, ma ricca anche di opportunità e risorse, per l’Italia e per il mondo. Lo domando al Padre per intercessione di Maria, Regina della Pace e dei Poveri, la Donna feconda che, come frutto del Suo grembo, ci ha donato il Signore Gesù. Amen.