Messaggio di commiato di Mons. Pietro Lagnese

Messaggio di commiato di Mons. Pietro Lagnese

per la liturgia esequiale

del Vescovo emerito di Caserta

S. E. Mons. Raffaele Nogaro

Caserta – Chiesa Cattedrale, 9 gennaio 2026

Carissimo fratello, cardinale arcivescovo don Mimmo, carissimi confratelli vescovi, distinte autorità civili e militari presenti; carissimo fratello e amico, Pastore Giovanni Traettino, fratelli delle altre Chiese cristiane qui convenuti, carissimi familiari e amici di Mons. Nogaro, membri della delegazione proveniente da Udine, e voi tutti, presbiteri, diaconi, religiosi e religiose, seminaristi, fedeli laici: grazie per la vostra presenza e per la vostra partecipazione alla nostra preghiera.

A tutti la mia gratitudine per esservi uniti quest’oggi alla preghiera di suffragio che la Chiesa di Caserta eleva al Padre della Misericordia in favore di S. E. Mons. Raffaele Nogaro, amato pastore di questa Diocesi dal 1990 al 2009, e al rendimento di grazie all’Unico Signore per tutte le cose belle che ha compiuto nella vita di padre Nogaro e, attraverso di lui, nella vita di tanti fratelli e sorelle, prima a Udine, poi nella Chiesa di Sessa Aurunca e, infine, qui a Caserta fino a oggi.

Papa Leone XIV – come abbiamo ascoltato – partecipa spiritualmente al nostro lutto, la CEI e altri vescovi, autorità civili, sacerdoti e fedeli laici, pur non presenti fisicamente perché impediti, mi hanno fatto pervenire attestati di profonda partecipazione al momento che viviamo, e tanti in quest’ora sono uniti a noi spiritualmente. Anche a loro la gratitudine mia e dell’intera Chiesa di Caserta.

Carissimi, non è questo né il momento né il contesto più opportuno per tracciare un profilo biografico di Mons. Nogaro: tanti hanno detto e scritto di lui in questi giorni, e già in precedenza. E ancora tanto si potrà dire e scrivere di lui nei mesi e negli anni che verranno.

Ciò che vogliamo invece fare qui questa mattina, in questa Eucarestia, è – come dicevo – pregare per lui e rendere grazie al Signore per il dono che padre Nogaro è stato per noi. Pregare per lui, rendere grazie a Dio, ma anche domandare al Signore che la sua testimonianza possa portare frutto nella vita della nostra Chiesa e dei tanti che lo hanno conosciuto e amato.

Dopo una vita lunga, tutta donata al Signore e ai fratelli, martedì scorso, Mons. Nogaro ha concluso serenamente la sua giornata terrena.

L’ha conclusa, per disposizione di Dio, nel giorno dell’Epifania del Signore: il giorno in cui la Chiesa celebra la manifestazione del Figlio di Dio nella nostra carne mortale e ricorda a tutti che la vita è un cammino, che siamo tutti viatores, pellegrini verso il compimento del Regno, viandanti verso l’incontro con la vera Bellezza, e che tutte «le genti – come ci diceva l’Apostolo Paolo – sono chiamate, in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità, a formare lo stesso corpo e ad essere partecipi della stessa promessa per mezzo del Vangelo» (Ef 3,5-6).

Con le parole della Colletta, così abbiamo, perciò, pregato quel giorno:

O Dio, che in questo giorno,

con la guida della stella,

hai rivelato alle genti il tuo Figlio unigenito,

conduci benigno anche noi,

che già ti abbiamo conosciuto per la fede,

a contemplare la bellezza della tua gloria.

Conduci benigno anche noi a contemplare la bellezza della tua gloria…: mentre pregavamo così, il nostro amato vescovo Raffaele concludeva, come i santi magi, il suo pellegrinaggio, terminava la sua corsa, raggiungeva la Patria!

Si compiva per lui la preghiera della Chiesa! Era ciò che padre Nogaro desiderava; e, in modo particolare, chiedeva negli ultimi mesi della sua vita.

Soprattutto nelle ultime settimane, era questa la sua preghiera: ricevere il dono di contemplare la Sua bellezza, contemplare la bellezza del Signore. “Voglio vederlo!”: mi ha ripetuto più volte nelle ultime settimane.

Si, desiderava vederlo, desiderava vedere Colui che egli amava, e che gli era dolce chiamare “il mio Gesù”; “io lo amo”: mi diceva stringendo il crocifisso tra le braccia; lo stesso crocifisso che ha voluto che gli venisse messo tra le mani anche al momento della morte.  

In occasione del Te Deum del 31 dicembre 2008 Mons. Nogaro, giorno del suo 75° compleanno, a pochi mesi dalla conclusione del suo mandato, per raggiunti limiti di età, di guida della Chiesa casertana, fece distribuire una pubblicazione che potrebbe essere forse definita il suo “testamento spirituale”, il cui titolo – “Ho amato la mia gente” – meglio di tante altre parole sintetizza il suo ministero».

«Non un atto di presunzione, – disse quella sera – né un’autocelebrazione: sono schivo e rifuggo da questi atteggiamenti. Eppure ho scritto per dire alla mia gente che l’ho amata con tutta la passione del Vangelo, con la preghiera e con le opere di misericordia».

Ebbene, in quel testo egli scriveva: «Io sono un povero uomo che prega “vieni Signore Gesù”… so che la preghiera è la sostanza della mia fede, della mia vita, del mio destino. La preghiera è “stare con Gesù”, perché senza di Lui non sono nulla (cfr. Gv. 15. 5)”. “Afferrare” Gesù: ecco la mia preghiera: “Gesù è ciò che è fin da principio, ciò che sento, ciò che vedo con i miei occhi, ciò che continuamente contemplo”».

Dal suo amore per il Signore nasceva anche la sua passione e il suo amore per la gente, il desiderio di rendere presente Cristo e di fare sua la stessa compassione per il mondo che fu di Gesù di Nazareth.

«Amo Gesù che ha compassione, che soffre per la sofferenza dell’uomo, anche dell’uomo che non ha appartenenza, che non la identità»: così scriveva. E aggiungeva: «Amo Gesù che si fa trovare nell’affamato, nel malato, nel carcerato e nello straniero».

Sì, dall’amore per Cristo – confessato anche nella sua ultima omelia di domenica scorsa, come sorgente di vita e di resurrezione – nasceva il suo amore per ogni uomo, per tutto l’uomo, per la dignità dell’uomo, per tutti.

E da qui il suo impegno per la giustizia, per la legalità e per la pace, sempre accanto, con indomita mitezza, a chi, come don Peppe Diana, lottava, pagando con la vita, contro ogni forma di camorra e di prepotenza. Da qui il suo impegno per le cave, i rifiuti, il Macrico, l’Università, gli operai, i migranti, le donne vittime di tratta; “sono sceso in campo, a volte in modo impulsivo, ma certo con le migliori intenzioni»: disse ricordando quelle lotte.

Martedì sera, appena deposte qui, in questa chiesa Cattedrale, le spoglie mortali di Mons. Nogaro, nel celebrare l’Eucaristia dell’Epifania – la prima in suo suffragio – le parole proposteci dalla Liturgia, “Ti adoreranno, Signore, tutti i popoli della terra”, mi ritornavano continuamente alla mente e mi facevano pensare proprio a lui, alla sua vita, al suo ministero episcopale e ancora ai suoi anni trascorsi da vescovo emerito nella nostra città di Caserta.

Ti adoreranno, Signore, tutti i popoli della terra”: Mons. Nogaro aveva fatto sua quella parola: tutti!

Cristo è venuto per tutti: i magi ci dicono questo! E per questo il vescovo Raffaele andò in cerca di tutti e cercò il dialogo con tutti: con i lontani, con gli ultimi, i poveri, con chi era straniero e senza patria, con chi proveniva da una cultura diversa, e ancora con tutti i mendicanti di luce e di bene, con gli uomini di cultura, i pensatori, i cercatori di senso.

Tutti, tutti, tutti: todos, todos, todos… come avrebbe detto Papa Francesco a Lisbona.

E così sognava la Chiesa! Non come “la comunità dei migliori” ma “la Madre di tutti”: un approdo fraterno e accogliente per ciascuno, nella quale ciò che davvero deve contare è la logica delle “braccia aperte” e non del “dito puntato”, perché tutti – giovani e vecchi, sani e malati, giusti e peccatori – sono importanti e nessuno è “inutile” o “superfluo”; una Chiesa accogliente e inclusiva, che non esclude nessuno, e che invita così a scoprire che l’amore di Dio è per ciascuno, è veramente per tutti.

E così immaginava anche il ministero dei preti!

Era la mistica dell’incontro – già vissuta da don Tonino Bello – e di cui avrebbe parlato in seguito Papa Francesco nell’Evangelii gaudium: una mistica che Mons. Nogaro aveva imparato a fare sua piano piano, e che maturò quando, arrivato a Sessa come vescovo, fu conquistato dall’incontro con la gente di quella terra: semplice, espansiva, spontanea, ricca di umanità. Ricordo che quando ne parlava, raccontava l’esperienza di quei primi anni nella Diocesi aurunca come una vera conversione, quasi una folgorazione: il sud e la nostra gente lo avevano conquistato. Da qui la scelta di rimanere tra noi, di accogliere come un dono la nomina a vescovo di Caserta, di diventare casertano benché di origini friulane, e di essere fieramente figlio della nostra terra, nonostante i problemi, le contraddizioni, le tante ferite del nostro popolo.

Sì, Mons. Nogaro amava la nostra gente, e il popolo lo percepiva. Per questo, tanti lo amarono e, nonostante le persecuzioni, le critiche e le strumentalizzazioni, che pure non mancarono a motivo delle sue denunce ferme e puntuali, molti gli ricambiarono l’affetto e la stima, anche quando, lasciato il ministero di vescovo di Caserta, decise di rimanere tra noi.

A quanti – e sono tanti – gli sono stati vicini in questi anni, alle suore e, soprattutto, alle sorelle e ai fratelli laici che in questi ultimi mesi di malattia, in maniera del tutto disinteressata e gratuita lo hanno assistito e accompagnato, va il mio ringraziamento e la mia riconoscenza.

Carissimi, proprio oggi ricorre l’anniversario di ordinazione episcopale di Mons. Nogaro. Il 9 gennaio dell’83 – esattamente 43 anni fa – il carissimo padre Nogaro, nella Cattedrale di Udine, veniva ordinato Vescovo.

Tre anni fa, proprio in questo giorno, in occasione del suo 40° di episcopato, sentii il bisogno di inviare una lettera ai preti della Diocesi perché facessero memoria con le loro comunità di quell’importante anniversario.

Così scrissi in quel messaggio: “Sento la necessità di esprimere al Signore il rendimento di grazie mio personale e di tutta la nostra Chiesa per il fecondo ministero episcopale da lui svolto a servizio del popolo di Dio. In particolare, desidero ringraziare il Signore per gli anni da lui vissuti qui a Caserta, per il bene fatto alla nostra Diocesi e per la bella testimonianza di amore al Signore e al Suo Vangelo offerta a sacerdoti, religiosi e fedeli laici.  

Un grazie particolare – così mi espressi – per l’attenzione che ha avuto per la Città, per i poveri e gli immigrati, ma anche per tante persone lontane dalla vita della Chiesa con le quali ha saputo dialogare sempre con grande amabilità e rispetto. Grazie anche per il suo impegno in favore della pace e della difesa della dignità delle persone. Ringrazio infine il Signore per la scelta di padre Nogaro di vivere da vescovo emerito, tra noi, qui a Caserta e, ancora, per l’affetto e l’amabilità che riserva alla mia persona e per la preghiera con cui mi sostiene nel mio ministero”. E aggiunsi: “A Mons. Nogaro dal profondo del cuore sento di dire: grazie! Sì, grazie, padre vescovo Nogaro: ti vogliamo bene! Sei stato e rimani per Caserta un vero dono del Signore!”.

È quanto con profonda commozione sento di ripetere anche questa mattina: grazie vescovo Raffaele, grazie per tutto, grazie anche per l’amicizia che mi hai offerto e per la testimonianza luminosa che hai dato a me e a tutto il popolo casertano.

Continua a pregare per noi; noi lo faremo per te! Sì, continua a pregare e accompagnaci perché anche noi, come hai fatto tu, sappiamo imparare dal Signore a fare la nostra parte!